L’emergenza Covid in RSA: diario di un medico

Questo articolo ricostruisce, attraverso la voce di un medico in prima linea, quanto accaduto in una RSA a partire dal febbraio scorso, quando ancora non era chiaro cosa fosse il COVID-19 e quali sarebbero state le sue conseguenze.
Dopo aver narrato qui l’incubo dei mesi scorsi, in un successivo articolo, la dott.ssa Cappuccio racconterà il suo sogno di Casa di Riposo, sorto dalle ceneri di quest’esperienza

Perché definire le RSA “figlie di un Dio minore e nella terra di mezzo”? Perché le RSA negli ultimi vent’anni, soprattutto in Lombardia, una Regione caratterizzata da grandi cambiamenti in ambito sanitario, hanno avuto una straordinaria capacità, non evidente ai più, di adattarsi al sistema e, al contempo, di mantenere fede alla propria mission istituzionale.
Ricordo a tutti che le RSA erano I.P.A.B – Istituiti Pubblici di Assistenza e Beneficienza, quindi sorte con lo scopo di dare risposte concrete alle persone più fragili e “bisognose” della nostra società.
Il costante mandato assegnato alle strutture ospedaliere di ridurre il numero dei ricoveri e soprattutto di ridurne la durata e, contemporaneamente, con l’aumento dell’età media della popolazione, della cronicità e quindi delle malattie, la componente più anziana, fragile e malata ha trovato nelle RSA una risposta pratica e tangibile ai suoi bisogni. Questo è stato possibile per l’impegno continuo di queste strutture, anche sollecitate e normate dalla Regione, ad accogliere le persone sempre più gravate da malattie e con un quadro complessivo di non autosufficienza che non permetteva loro di rimanere a domicilio. La popolazione residente quindi si è modificata moltissimo e per questo motivo le strutture hanno assunto un ruolo diverso. Non sono più gli “Ospizi”, ma residenze sempre più simili ad Ospedali per cronici, delle
“Long-Term Care”, ovviamente con diversità, ma anche con similitudini reciproche, con peculiarità specifiche e con diversità a seconda della Regione e/o del territorio.
Per la maggior parte della popolazione questo mutamento non è stato palese, è avvenuto in sordina, soprattutto perché le RSA hanno difeso strenuamente la loro identità (in particolare modo nelle provincie), caratterizzata da una fortissima valenza sociale e dall’essere spesso un punto di riferimento importante per il loro territorio. Il dato significativo quindi è di avere assunto un ruolo più sanitario, pur non avendo perso il ruolo assistenziale e sociale, ma di non essere considerate tali, né da se stesse né dal territorio.
Le RSA sono e rimangono una comunità nella comunità. Spesso dimenticate, sole nel dare una risposta ai bisogni crescenti della fragilità.
Purtroppo le Rsa sono giunte all’attenzione dell’opinione pubblica quando è scoppiata l’emergenza Covid-19, un’epidemia che ha colpito soprattutto le persone anziane e con delle patologie già in atto, con un quadro patologico tanto più grave e una mortalità tanto maggiore a seconda del numero e della gravità delle malattie già presenti nelle persone. Lo sapevano tutti che questo virus avrebbe colpito specificatamente questa popolazione.

L’emergenza Covid in RSA – Diario di un medico

Sognare l’RSA di domani

Pubblicato in Rassegna stampa